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Bot e fake news: come smascherarli?
Alessandro Papini Presidente Accademia Italiana Privacy - MERCOLEDÌ 12 GIUGNO 2019


Ormai è un dato di fatto col quale chiunque abbia accesso al web (quindi miliardi di persone) deve avere quotidianamente a che fare: Internet ha indubbiamente facilitato l'accesso all'informazione, riducendo la complessità il tempo necessario per accedervi.  Tutto questo è molto positivo, ma il moltiplicarsi di fonti e notizie, ad un ritmo incessante e sempre più caotico, ha prodotto un inevitabile "altro lato della medaglia". Parliamo del problema, endemico potremmo dire, delle fake news che ha smosso perfino governi e enti internazionali. Ad oggi ci sono persone e interi gruppi che costruiscono la propria carriera sulle fake news, inventando notizie false e lanciandole "in pasto ai social e al web". A questi spregiudicati soggetti vanno affiancati, però, anche le migliaia di bot che in questo settore sono impiegati per ottenere i migliori risultati in termini di visualizzazioni e interazioni. 

Ogni social ha ormai dei meccanismi propri per scovare i bot, perché, diciamocelo, i bot non piacciono a nessuno. I grandi social contemporanei, Twitter tra tutti, eseguono periodicamente analisi per individuare e bloccare tali bot: la quantità di bot individuati è impressionante. Il problema è che questi sforzi non bastano, perchè i bot continuano ed essere presenti sui social in grandissime quantità. 

Nessun social ha ancora rivelato l'algoritmo col quale vengono scovati i bot, ma è scontato che il punto principale dell'analisi ruoti intorno all'individuazione celere di comportamenti anomali. Un esempio banale: un account che tenta la pubblicazione di decine di post in un minuto sicuramente non sarà una persona esistente, ma un bot.  Casi meno eclatanti sono però molto meno facili da individuare e, dall'altro lato, i social non possono permettersi troppi falsi positivi, perchè bloccare troppi account di persone reali creerebbe gran malcontento. 

Nel frattempo, ovviamente, chi crea bot non resta con le mani in mano e si registrano già svariate tecniche di evasione dall'individuazione da parte degli algoritmi di controllo.  

Come si individuano i bot di fake news? Il comportamento
Come detto, tema centrale al quale prestare attenzione, è il comportamento di un dato account: i bot hanno infatti caratteristiche e limiti ricorrenti, che possono aiutare a smascherarli. 
  • gli eventi descritti sono avvenuti anni fa
Una tecnica classica dei bot di fake news è menzionare eventi realmente avvenuti e confermati anche in articoli provenienti da fonti ritenute legittime e rispettabili, ma avvenuti anni prima. Una notizia di 10 anni fa quindi viene riconfezionata e postata come fosse appena successa. Questo crea già un problema agli algoritmi di individuazione, i quali verificano, per individuare se una news sia fake o meno, fonti alternative alla stessa notizia. 
  • dissimulare la locazione geografica
alcuni autori di fake news sfruttano la propria rete di bot per parlare di eventi e fatti avvenuti in altri paesi o continenti: ad esempio, recentemente, è stata individuata una rete di ben 200 account falsi accomunati dal fatto di diffondere notizie provenienti da paesi europei, ma i proprietari degli account si trovavano tutti negli Stati Uniti. 
  • account dormienti
un'altra caratteristica tipica di alcuni bot è quella di non essere sempre attivi, ma di avere periodi, ciclici, di attività e inattività. In questi casi, gli account fake di questa rete si attivano e disattivano in periodi temporali coincidenti. 
  • uso di abbreviatori di URL
un'altra caratteristica tipica è l'uso di abbreviatori di url per pubblicare news non fake: sono usati per offrire analisi di traffico e degli utenti ai creatori della botnet. Non sono usati, ovviamente, abbreviatori comuni come Bitly o Goo.gl, ma abbreviatori privati pensato allo scopo di produrre analisi statistiche. 

Come si individuano i bot di fake news? Caratteristiche tipiche
  1. I post reindirizzano sempre agli stessi siti;
  2. il vocabolario usato per i testi dei post è molto essenziale e ridotto.  Parole chiave si ripetono insistentemente;
  3. i post contengono errori grammaticali, anch'essi che si ripetono nel tempo;
  4. gli account della stessa rete si seguono e interagiscono a vicenda;
  5. gli account della stessa rete hanno descrizioni spesso molto simili;
  6. le foto di profilo sono foto generiche o foto di persone facilmente rintracciabili come foto pubbliche con una ricerca su Google;
  7. la data di creazione di questi account o è la stessa oppure si parla comunque di un brevissimo lasso di tempo. 
Nessuna di queste caratteristiche, presa a se stante, fa la prova che un account sia un bot: una combinazione di più di queste caratteristiche è però un validissimo indizio. 

Che cosa fare se si sospetta che un account sia un bot?
Segnalatelo all'amministrazione/moderazione del social dove lo avete intercettato. Questo consentirà agli admin di avviare le dovute verifiche, portando eventualmente al blocco del/degli account. Più bot saranno analizzati più l'algoritmo di individuazione potrà essere affinato, aggiungendo ulteriori caratteristiche. 

Alessandro Papini Presidente Accademia Italiana Privacy


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